Con la sentenza n. 7 del 2026, la Corte Costituzionale ha stabilito che il tempo necessario per richiedere un proprio credito al convivente non decorre (resta sospeso) durante la convivenza.
In passato si riteneva che questa regola non potesse applicarsi alle coppie di fatto perché era difficile stabilire con certezza le date di inizio e fine del rapporto. Oggi però la Corte ha cambiato prospettiva, riconoscendo che la convivenza è una forma di famiglia basata sull’affetto e sull’aiuto reciproco. Sarebbe contraddittorio, secondo i giudici, obbligare una persona a fare causa al proprio partner o a inviargli una diffida formale mentre vivono ancora insieme: un gesto simile finirebbe per rovinare l’armonia e la fiducia della coppia.
Questa decisione serve a proteggere chi ha investito denaro nel patrimonio dell’altro durante la relazione. Anche se la convivenza non è registrata ufficialmente in Comune, è possibile dimostrare la durata del legame con altre prove. In questo modo, chi ha contribuito finanziariamente alla vita comune non rischia di perdere i propri diritti solo perché ha scelto di non agire legalmente contro il partner per non rovinare il rapporto.

